Diari indiani in differita: Agra

Se c’era un posto su cui tutti avevano già un’idea era il Taj Mahal, perchè si, al netto delle altre cose belle della città, come il forte, se si va ad Agra è perchè richiamati da quel monumento icona del paese e dell’arte Moghul. Ogni volta che devo visitare un posto cosi famoso però non ho mai l’attitudine del “che bello non vedo l’ora” penso sempre che in fondo, forse, mi deluderà. Che quando si arriva con aspettative molto alte la delusione è piu probabile dell’esaltazione. Insomma arrivo a i luoghi mitici con un po di scetticismo, mi è successo sul Macchu Picchu, davanti al Registan di Samarcanda, a Chicen Itza. Per provare a mitigare i timori, convinco (ma erano gia convinti di loro) i miei compagni di viaggio a decidere di visitare il complesso all’alba. Penso alla luce migliore, alla suggestione del sole che sorge e, non ultimo, al fatto che alle 5 .10 ci saranno sicuramente meno turisti e il caldo sarà meno straziante. Quindi la levataccia alle 4.30 non ce la leva nessuno. Devo dire la verità. Il Taj Mahal è davvero cosi splendido e indimenticabile da far si che le parole spese per descriverlo siano reali quando l’esaltazione è totale. Una costruzione incredibile per dimensioni, elaboratezza, stile ed eleganza. E’ davvero una gemma, una struttura che deve essere vista, non importa quanto si abbiano dubbi. se c’è qualcosa che non dimenticherete è il Taj Mahal

Questo slideshow richiede JavaScript.

Diari indiani in differita: La strada per Agra

Nel tragitto, Agra rappresentava l’ultima vera tappa. Non vi dovete stupire quindi se vi dico che il tragtto da Jaipur alla città del Taj Mahal mi ha visto nervoso anzichenò. L’avvicinarsi del ritorno mi fa sempre questo effetto. La fortuna in India è che la densità di cose da vedere, anche in un semplice giorno di viaggio è così elevata da lasciare poco spazio a certi pensieri malinconici. Di Galta, il tempio delle scimmie ricorderò l’impagabile costruzione, con le scale salire verso il templio principale in un luogo che sembra incastonato nelle montagne. Un tempio che sembra stare in un posto che non dovrebbe essere quello. E ricorderò le mucche, anche qui, soprattutto perchè una mi ha colpito con forza per lanciarsi su delle nocciolione incautamente aperte da una mamma scimmia. Anche gli animali sacri sanno essere violenti, e anche loro davanti al cibo non si fanno scrupoli. Di Abhaneri ricorderò le scalinate scolpite nella dura roccia. Uno dei templi più particolari che abbia visto quello che le accoglie, dedicato ad Harshat Mata che, mi ha fatto molto piacere, è una sorta di divinità della gioia e della felicità. Di Fatehpur Sikri la maestosità del progetto, i concetti di potere e come si esprimevano nell’epoca dei Mughal e quanto può essere violento il caldo umido indiano. Un tragitto unico che ci ha portato all’ultima vera tappa…Agra.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Diari indiani in differita: Jaipur

Un po alla volta, capita spesso, diveniamo quasi assuefatti alle bellezze che vediamo, e questo in una certa misura diventa ancor più vero in India. Forse è la violenza con la quale ti accolgono odori, colori e sapori, oppure il fatto che magicamente quel posto riesce a divenire familiare pur rimanendo alieno in pochi giorni. In ogni caso dopo un pò non si fa più tanto caso a ciò che si vede, ma più a ciò che si vive, rendendo difficile quindi impressionarsi per qualcosa. Jaipur è una città con il suo fascino, una foto dell’ Hawa Mahal si trova dovunque, ma quello che mi farà ricordare Jaipur saranno l’impressionante Forte Amber, e il curioso Jantar Mantar. Il primo per la sua maestosità, che rimanda a chi lo visita l’esatto pensiero di cosa significasse essere un maharaja, il secondo per la genialità e l’assurdità allo stesso tempo, di un osservatorio astronomico fatto di pietra e strane costruzioni. L’ennesima occasione di stupore che ci ha regalato l’India.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Diari indiani in differita: Karni Mata

L’india è terra aliena ai nostri occhi, questo è un dato di fatto dal quale non si può prescindere. E la verità che ho scoperto in questo viaggio è che non si sarà mai preparati a questo paese, non importa quanto hai letto, studiato o visto prima di partire, sarà sempre una sorpresa quotidiana. Uno dei posti che mi ha dato una conferma lampante di questo è il tempio di Karni Mata. Solo qui infatti può esistere un tempio dedicato ai topi. La storia in realtà è molto più profonda ed in un certo senso commovente. Parla di un bambino morto, del dolore di una madre e di una divinità che non potendo restituire la vita a quel figlio dona una reincarnazione in un topo. Tutti i piccoli roditori nel tempio dunque sono la reincarnazione dei bimbi che non ce l’hanno fatta, li, in forma di roditori in attesa di una nuova vita. Una consolazione e un senso di speranza racchiuso nelle creature più bistrattate di questo pianeta. Anche questo è l’india.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Diari indiani in differita: Jaisalmer

Non ho alcuna difficoltà a dire che Jaisalmer è stata la tappa che più di tutte ha colpito il mio immaginario. Non è certo un piccolo paesino sperduto (anche se il concetto in india può assumere dimensioni diverse da quello a cui siamo abituati se pensiamo ad abitanti e dimensioni), ma il senso di città remota di frontiera la permea in ogni centimentro. Una sensazione, quella di trovarmi in città di quel genere a metà tra un luogo ed un altro, porte di accesso a luoghi arcaici come il deserto che è quella che in fondo più cerco in ogni viaggio. E Jaisalmer con le vestigia del suo passato, con i ricordi della via carovaniera della seta, può essere un paradigma di tutto questo. Il sole si è mostrato in tutta la sua forza in quei giorni e sebbene abbia creato non poche difficoltà ai viaggiatori, ha anche permesso a tutti di capire perchè viene chiamata la città d’oro. Un colore quello delle case e dei palazzi, unico, splendente, ma allo stesso tempo oscuro, che parla di sabbia e pietre preziose, di cammelli e arenaria. Pur non avendo in realtà nulla a che spartire con loro, nella mia mente un filo unico l’ha legata a Samarcanda, Khiva, Bukhara e alle suggestioni che li avevo vissuto. Jaisalmer sarà sempre nei miei ricordi

Questo slideshow richiede JavaScript.

Diari indiani in differita: Jodhpur

Jodhpur, la città blu… mi aspettavo molto dopo aver visto milioni di foto che ritraggono il blu delle case. E si, mi è piaciuta. Il Meharangarh Fort è imponente e si staglia sulla città, ne sono rimasto affascinato, forse perchè non avevo visto ancora quello che sarebbe divenuto il mio forte preferito in assoluto, ed il blu delle case fa effettivamente il suo effetto. Abbiamo poi avuto il primo assaggio di vera India girando per il Sadar Bazar. Finalmente un pò di vita locale e di quel delirio di odori, suoni, sapori che immaginavo prima della partenza (odori, suoni e sapori che insieme hanno prodotto i primi “feriti” del viaggio, che stoicamente hanno accettato il fatto di dover passare qualche ora problematica) il primo Lassi ben fatto, i Samosa del banchetto di strada, nonostante il monsone ce l’abbia messa tutta a provare di rovinare l’esperienza, sono state due belle giornate.

P.s. fermarsi sulla strada per andara a vedere l’Om Bana Temple con la sua motocicletta sacra è stata un’ottima idea. Vedere una moto venerata non capita tutti i giorni

Questo slideshow richiede JavaScript.